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Catechesi: il peccato, il perdono
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catia








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MessaggioInviato: Mer Dic 07, 2011 3:20 pm    Oggetto:  Catechesi: il peccato, il perdono
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Temi di riflessione: il peccato, il perdono, per camminare sulle vie del Signore.

1ª Meditazione: Tema il Peccato: testo di riferimento Lc. 5,27-32 Gesù chiama a sé il pubblicano Levi.

Domanda anacronistica: si può ancora parlare di peccato oggi?
Risposta. Il peccato purtroppo esiste perché è la causa inoppugnabile di un fatto quotidiano: la morte. (cfr. Rom. 5,12).

A. Cos’è il peccato?
Risposta. Sotto l’aspetto:
1. Metafisico: è un disordine ontologico, che intacca la stessa profondità del nostro essere, al punto da far sentire al segmento, che è l’uomo, di non aver bisogno della retta, che è Dio. (cfr. 1 Gv. 1,8-10).
(cfr. < Non riconosco assolutamente un Dio antropomorfo … sono rimasta libera pensatrice. L’aldilà? Mi sembra così inganno, che io l’ho sempre rifiutato> (Rita Levi da Montalcini).
2. Esistenziale: è una diminuzione del mio essere umano (Homo homini lupus) Thomas Hobbes filosofo inglese 1588-1679 (cfr. 1 Gv. 3,3-10).
3. Teologico: rottura della mia comunione con Dio (cfr. 1 Gv. 3,1-2).
Riflessione.
< Il peccato è tutto ciò che oscura l’anima dell’uomo> (Andrè Gide).

B. Come si manifesta il peccato? Tre sono le risposte più comuni.
Con l’affermazione del primato:
1. Dalla libertà: < Non Dio, ma sono io che decido ciò che “è” vero, da ciò che è falso>.(Relativismo filosofico)
2. Dall’egoismo individualistico: io posso fare quello, che voglio, quello che piace, quello che decido io e non Dio e gli altri. (Relativismo esistenziale)
3. Della coscienza errata: è la mia coscienza sganciata da qualunque riferimento alla legge naturale e a quella di Dio a decidere ciò che “è” bene, da ciò che è male. (Relativismo morale).

C. Come si combatte il peccato? Risposta. Risanando per quello che è possibile:
1. La nostra personalità, per adeguarla il più possibile al modello perfetto, che è solo Cristo Gesù, l’unico 777 nella sua capacità di:
Pensare: perfetto deontotonico
Amare: perfetto Agapetonico
Agire: perfetto Prassotonico
(cfr. lo studio dello Sheldon)
2. La nostra religiosità: perché non sia solo di facciata e di routine, ma profonda e autentica “ Non chi dice Signore! Signore! Entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio” (Mt. 7,21).
3. La società: perché ciascuno di noi possa essere sale contro tutte le insipienze della nostra società e luce contro tutte le oscurità che offuscano la vita sociale. (Mt. 5,13-16).

Conclusione.
< Credo che sia proprio del buon cittadino preferire le parole che salvano, alle parole, che piacciono> (Demostene). A maggior ragione questo consiglio vale per il cristiano credente.



2ª Meditazione: Il perdono. Testo biblico di riferimento Gv. 8,1-11.

La parola perdono nel vocabolario dell’uomo d’oggi, sembra ormai scomparsa dall’orizzonte.

A. Il vero perdono lo può dare solo Dio. Infatti esso registra queste caratteristiche.
1. Scatta subito dopo il peccato originale “ Porrò inimicizia fra te e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa” (cfr. Gen. 3,15 Protovangelo).
2. Si prolunga per tutta la storia del popolo di Israele, “ Il Signore ha perdonato il tuo peccato” dirà il profeta Natan al re Davide, cfr. 2 Sam 12,1-14)
3. Si attua ogni volta, che ricorriamo ai ministri della Chiesa nel sacramento della Riconciliazione o Confessione (cfr. Gv. 20,19-23).
< Se Dio non perdonasse, il Paradiso resterebbe vuoto>. (Proverbio Berbero).

B. Il cristiano chiamato a perdonare sempre: Testi biblici di riferimento:
Mt. 5, 43-47 Amare i nemici e i propri persecutori
Mt. 6,7-14 Il Padre Nostro : “ Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo agli altri”
Il servo spietato (cfr. Mt. 18,21-35)
L’adultera (cfr. Gv. 8,12; (leggere il commento di Karl Ranher su questo brano) per riflettere.
Conclusione di un film di cui non ricordo il titolo:
“ a 300 m. un uomo è un nemico; a 10 m. è un facile bersaglio, ad un metro, è un fratello”.

C. Una deviante strumentalizzazione del perdono nel mondo d’oggi.
Se il perdono di Dio non verrà mai a mancare, quello dell’uomo al contrario è soggetto a facili strumentalizzazioni.
Caso tipico il ricco fariseo, che accoglie in casa Gesù: “ Se costui sapesse che razza di donna è quella che gli tocca i piedi … è una peccatrice!”.
Il mondo nel condannare gli altri usa sempre la stessa tattica, che Satana usa nei nostri confronti davanti a Dio: ci spinge al male e poi ci rimprovera condannandoci.
Infatti la tattica di coloro, che non sbagliano mai e sono capaci solo di essere abilissimi spruzzatori di fango, è stata aspramente contestata già venti secoli or sono dal Signore stesso: leggere Mt. 23, 12-31.
Essi sono solo capaci di:
1. Impedire agli altri che si comportino bene
2. Accalappiare nelle loro reti coloro, che vi cadono
3. Guidare loro ciechi, altri ciechi
4. Far finta di essere zelanti, ma sono quanto mai trasgressivi
5. Spargere e diffondere solo calunnie e ipocrisia
6. Nascondere agli occhi dell’opinione pubblica il loro putridutine interiore
7. Partecipare a pubbliche manifestazioni solo per farsi vedere dalla gente (cfr. mafiosi, politici ecc.)
La loro condanna è certa: vedi Mt. 23,33-36.
Per chi si sentisse oggetto di giudizio degli altri è il caso di pregare il Salmo 55, 2-7.

Conclusione.
< Gli uomini privi di speranza , quanto meno badano ai propri peccati, tanto più si occupano di quelli degli altri. Infatti cercano, non che cosa correggere, ma che cosa biasimare. E siccome non possono scusare se stessi, sono pronti ad accusare gli altri>. ( S. Agostino dai “Discorsi” n. 19).



3ª Meditazione: Tema Camminare sulle vie del Signore
Introduzione. Con il tempo d’Avvento inizia il nuovo anno liturgico; periodo nel quale la Chiesa:
A. Ci invita a individuare e a camminare sulle vie del Signore.
B. Ci ricorda, che, la vita cristiana, non è fatta per gente addormentata.
C. Sollecita ciascuno di noi a non lasciarsi assorbire dagli sbandamenti del mondo.

A. La liturgia della Chiesa ci invita a individuare e a camminare sulle vie del Signore.
“ Verranno molti popoli e diranno:< Venite! Saliamo sul monte del Signore … perché ci indichi le sue vie … poiché Egli sarà Giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli>.” (1ª lettura).
Riflessione.
Che significa individuare e camminare sulle vie di Dio?
Risposta. Possiamo proporre tre risposte:
a. Liberarsi dalla schiavitù del peccato:
solo chi riesce a venir fuori dall’oscurità del peccato può vivere nella luce. Franz Kafka, scrivendo al suo amico cattolico Francis James, gli confidò:< I credenti, non sanno, che cosa sia l’oscurità. Essi e tutto il loro mondo di fede sono al sicuro nella mano onnipotente di Dio>. ( Dai Colloqui di F. Kafka).
Liberarsi dal peccato, dunque, significa vivere finalmente nella luce.
b. Liberarsi dalla schiavitù del “non senso”, della vita: tra le mille strade, che la libertà dell’uomo può percorrere nella vita, ce n’è una sola, che possa realizzarlo in pieno, sia in questo mondo, che nell’aldilà: la strada dei comandamenti del Signore. Scrive infatti S. Giovanni:< In questo consiste l’amore di Dio ( che dà il vero senso alla vita) nell’osservare i suoi comandamenti> ( 1Gv. 5,3).
c. Liberarsi dalla schiavitù di una fede magica. La fede non ci libera dai problemi della vita, ma, se è vero abbandono nelle mani onnipotenti di Dio, ci dà una marcia in più per superarli con frutto.
Riflessione.
Queste tre liberazioni possiamo riscontrarle simultaneamente in una edificante testimonianza di don Orione, pubblicata il 18.10.1970 sul Radio Corriere.
Nell’estate del 1905 Giosuè Carducci, stando in villeggiatura a Madesimo (Valle Spluga) conobbe una bambina di nome Lina, divenuta poi suora, che aveva appena fatto la prima Comunione. Nella sua innocenza la bambina disse al poeta:< Ma lei non va mai a fare la Comunione?>; domani, che è festa io vado a ricevere ancora Gesù>. < Brava, le disse il poeta, < digli il mio nome a Gesù>. Il giorno dopo, Lina, incontrando il Carducci gli disse:< Ho detto il tuo nome a Gesù, e ora sa come ti chiami>. Il poeta commosso rispose:< Io sto tanto male, di un’Ave Maria per me!> < Si, rispose la piccola, stia tranquillo, che non muori, perché prima devi meritare il Paradiso>. Due anni dopo, nel 1907 l’anticlericale e massone Carducci moriva riconciliato con Cristo e la Chiesa.

B. La liturgia della Chiesa ci ricorda, che la vita cristiana non è fatta per gente addormentata.
“ Fratelli! La notte è avanzata, il giorno è vicino … è ormai tempo di svegliarvi dal sonno … perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce” (2ª lettura).
Che significa essere cristianamente svegli?
Tre risposte: significa:
1. Sul piano morale = gettare via le opere delle tenebre, cioè come dice S. Paolo, non abbandonarci a gozzovigliare, ubriachezze ( alcool, droga, stordimenti di ogni genere), impurità, licenze ( permissivismo, buonismo ecc.), contese e gelosie. Ce n’è per tutti.
2. Sul piano spirituale = indossare le armi della luce, cioè rivestirsi di Cristo, perché Egli è la luce del mondo e “ chi segue Me – dice il Signore – non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. (Gv.8,12). Inoltre, ci sono tre buoni motivi per rivestirci di Cristo:
a. Motivo filosofico o Metafisico: Egli è l’Assoluto, noi invece siamo solo esseri limitati.
b. Motivo teologico: Egli è Dio, noi invece semplici e povere creature bisognose di Infinito.
c. Motivo esistenziale: Egli è l’eterno, noi invece, pur limitati siamo destinati all’eternità.
3. Sul piano sociale = non dobbiamo essere rassegnati al peggio, ma impegnarci a costruire un mondo migliore con forti dosi di speranza per il bene di tutti.

C. La liturgia della Chiesa sollecita ciascuno di noi a non lasciarsi assorbire dagli sbandamenti del mondo.
“ Come nei giorni, che, precedettero il diluvio ( gli uomini) non si accorsero di nulla, finchè venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo … perciò state pronti, perché, nell’ora, che voi non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”. (3ª lettura).
Riflessione.
Quanti nel mondo, e forse anche noi, come al tempo di Noè, pensiamo, che la venuta del Signore sia un fatto certo, al quale mai nessuno potrà sottrarsi? Eppure faceva notare l’acuto drammaturgo Georges Bernanos come:< La maggior parte degli uomini, impegnano nella vita soltanto una parte ridicolmente piccola del loro essere>, nel sentire il bisogno di Dio, di conversione e di salvezza!
La Parola di Dio, all’inizio di questo nuovo Anno Liturgico, ci mette seriamente in guardia dal trovarci addormentati al momento della venuta del Signore, perché, purtroppo ci troviamo immersi ormai in una:
1. Società secolarizzata nella quale:
a. Gli intellettuali sono facilmente succubi, o portatori di ideologie anticristiane. Infatti il fondatore della scuola filosofica di Francoforte il marxista Marx Horkeimer nel 1924 asseriva:< Affermazioni, come “ Dio c’è”, oppure “ Dio ha creato il mondo”, oppure “ciascuno di noi ha un’anima immortale”, sono affermazioni di primaria importanza, ma non hanno alcuno influsso ai fini di un ampliamento della nostra conoscenza scientifica>. Parole che si commentano da sole e che influiscono negativamente sulla nostra cultura contemporanea.
b. La gente comune invece è soggetta ad un continuo lavaggio del cervello, tramite la Tv., il cinema, i giornali, i siti internet, per cui facilmente si lascia convincere, che si possa fare benissimo a meno di Dio, di Cristo, della Chiesa, dell’eternità ecc. Per molti l’unica convinzione sicura è il nulla.
< Quando morirò, sarò niente e nulla sopravvivrà di me>. Così confidava il Premio Nobel inglese filosofo e matematico Bertrand Russel.
2. Società industrializzata, che ha creato un’asfissiante mentalità del benessere, del piacere ad ogni costo, del relativismo morale e culturale.
Chi può dire, che una società tale, non possa un giorno o l’altro subire il diluvio di una futura, o imminente distruzione? “ Darà la mia vigna ad altri vignaioli – dice il Signore – che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. ( Mt. 21,41).
3. Società spiritualmente sbandata, che, essendosi rivestita di ateismo e di agnosticismo, è una società fatalmente erotica, trasgressiva, confusa, contraddittoria, inquieta, nevrotica, disperata e insoddisfatta, soprattutto a causa dei molteplici fabbricatori di fango e delle instancabili Cassandre che predicano sempre “ il tutto va male”, o “ vedono solo e sempre il negativo in ogni cosa e persona”.
Con questi presupposti non ci si meraviglia poi, che i più deboli poi si lascino andare alla psicosi da depressione, da pessimismo e dallo scoraggiamento.
< Il maggior pericolo oggi – afferma acutamente la martire di Simone Weil 1909-1943, non è la tendenza del collettivo a comprimere la persona, ma la tendenza della persona ad annegarsi nel collettivo>.

Conclusione.
L’Avvento dunque è tempo, non di rassegnazione al sonno e all’inerzia, ma tempo di speranza operativa e vigilante, che, non si lascia abbindolare dalla sindrome dell’orgia spensierata dei buontemponi passati e dei nostri tempi.

Don Remo Bonola
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MessaggioInviato: Mer Dic 07, 2011 3:20 pm    Oggetto: Adv






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Christian








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MessaggioInviato: Sab Dic 10, 2011 3:44 pm    Oggetto:  
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Grazie per queste meditazioni da leggere e rileggere!!

Citazione:
2ª Meditazione: Il perdono.

Citazione:
3. Si attua ogni volta, che ricorriamo ai ministri della Chiesa nel sacramento della Riconciliazione o Confessione (cfr. Gv. 20,19-23).


RECONCILIATIO ET PAENITENTIA (I domenica di avvento, 1984)

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Christian








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MessaggioInviato: Mar Feb 21, 2012 8:56 am    Oggetto:  
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Rimanendo nel tema sopra riportato, ecco poche righe prese dal discorso di Giovanni Paolo II durante a sua visita pastorale a Verona nel 1988:

"C’è una stupenda lezione che ci presenta come si deve ascoltare la Parola di Dio e come quella parola ultima, decisiva è l’Eucaristia. Ho conosciuto tante persone molto colte, scienziati, altre che avevano difficoltà con la fede. Alla fine decidevano: vado alla Confessione, vado alla Comunione. E tutto era risolto".
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MessaggioInviato: Lun Feb 27, 2012 8:40 pm    Oggetto:  
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“Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve”
(Is 1,18 ).


Non dimentichiamo quante conversioni e quante esistenze realmente sante sono iniziate in un confessionale! L’accoglienza della penitenza e l’ascolto delle parole “Io ti assolvo dai tuoi peccati” rappresentano, infine, una vera scuola di amore e di speranza, che guida alla piena confidenza nel Dio Amore rivelato in Gesù Cristo, alla responsabilità e all’impegno della continua conversione.

Per approfondire ecco il testo integrale:

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL CORSO PROMOSSO
DALLA PENITENZIERIA APOSTOLICA

Aula delle Benedizioni
Venerdì, 25 marzo 2011




   
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Christian








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MessaggioInviato: Lun Mar 05, 2012 2:17 pm    Oggetto:  
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Il Beato Giovanni Paolo II diceva che i sacerdoti, nell’impartire ai fedeli la Grazia del perdono con il Sacramento della Penitenza, compiono l’atto più alto dopo la celebrazione dell’Eucaristia del loro sacerdozio.

Articolo molto, molto interessante...

Segni di riscoperta del Sacramento della Penitenza: a Roma oltre 700 sacerdoti per un corso sulla Confessione

Al via oggi, presso il Palazzo della Cancelleria a Roma, la 23ª edizione del “Corso sul Foro Interno”, quindi sul Sacramento della Riconciliazione, organizzato dalla Penitenziera Apostolica. Partecipano oltre 700 sacerdoti di 84 nazioni. Intervengono, tra gli altri, mons. Manuel Monteiro de Castro, penitenziere maggiore, e mons. Gianfranco Girotti, reggente della Penitenzieria. Sergio Centofanti ha chiesto a mons. Girotti come rilanciare il Sacramento della Confessione:

R. – Sono convinto che oggi la riscoperta del Sacramento della Penitenza dipenda in grande misura dai sacerdoti e soprattutto dalla consapevolezza che loro sono i depositari di un ministero prezioso e insostituibile. Il Beato Giovanni Paolo II diceva che i sacerdoti, nell’impartire ai fedeli la Grazia del perdono con il Sacramento della Penitenza, compiono l’atto più alto - dopo la celebrazione dell’Eucaristia – del loro sacerdozio.

D. – Ci sono segni di una riscoperta del Sacramento della Penitenza?

R. – Grazie a Dio, sì. Certo occorre sempre percorrere nuovi cammini penitenziali che indichino effettivamente la volontà di camminare, di accostarsi al Sacramento della Riconciliazione come alla conclusione di un percorso, nel quale il fedele deve sentire i propri atti non come dichiarazioni di buona volontà, ma come presenza della Grazia nella propria vita. Sicuramente, persiste un certo affievolirsi del senso del peccato, ma avvertiamo anche che in questi ultimi tempi tanti fedeli vivono il Sacramento con una nuova dimensione.

D. – A volte si sente tra i fedeli il problema della differenza di approccio tra i diversi confessori: c’è chi dice che uno è più rigido, uno è più morbido…

R. – Infatti i nostri corsi hanno proprio questo obiettivo di rafforzare la competenza, la dottrina dei confessori per aiutarli ad agire sempre nel magistero della Chiesa, affinché non vi siano disparità di giudizi, ma che tutti quanti applichino i principi del magistero della Chiesa.

D. – A volte - si dice - ci sono anche diverse soluzioni ai vari problemi...

R. – Sì, questo può capitare. Però non è che nel dare nella confessione delle indicazioni arbitrarie su problemi delicati il sacerdote può esprimere quello che pensa lui: si deve sempre proporre la legge della Chiesa.

D. – Che consiglio darebbe ad un confessore?

R. – Un buon confessore deve mostrarsi sempre accogliente, sereno, soprattutto non frettoloso; deve avere sempre la massima cortesia e non dimenticando che il confessore svolge un compito paterno, perché rivela agli uomini il cuore del Padre: impersona proprio l’immagine di Cristo Buon Pastore.

D. – Un consiglio per i penitenti?

R. – Di riscoprire il valore di questo Sacramento, che è il Sacramento della santificazione, importantissimo nella vita dei cristiani. (mg)

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MessaggioInviato: Ven Mar 09, 2012 4:18 pm    Oggetto:  
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“La certezza che Dio è vicino e nella sua misericordia attende l’uomo, anche quello coinvolto nel peccato, per guarire le sue infermità con la grazia del Sacramento della Riconciliazione, è sempre una luce di speranza per il mondo”.

Il Papa alla Penitenzieria Apostolica: la nuova evangelizzazione parte anche dal Confessionale

La Confessione sacramentale è via per la nuova evangelizzazione: è questo il cuore dell’intervento del Papa, in Aula Paolo VI, rivolto ai partecipanti al Corso su Foro interno promosso dalla Penitenzieria Apostolica, che si chiude oggi. Ai circa 1.300 presenti, accompagnati dal penitenziere maggiore, il cardinale Manuel Monteiro de Castro, Benedetto XVI ha chiesto un rinnovato coraggio pastorale nella pedagogia delle comunità cristiane per proporre la pratica del Sacramento della Riconciliazione. Il servizio di Debora Donnini:

Il legame fra la Confessione sacramentale e la nuova evangelizzazione: su questa unione si snoda il discorso del Papa ai partecipanti al Corso promosso dalla Penitenziaria Apostolica. Prima di tutto, afferma, “la nuova evangelizzazione trae linfa vitale dalla santità dei figli della Chiesa, dal cammino quotidiano di conversione personale e comunitaria per conformarsi sempre più profondamente a Cristo”. Tramite la confessione, il peccatore pentito “abbandona l’uomo vecchio per rivestirsi dell’uomo nuovo” e dunque “solo chi si è lasciato profondamente rinnovare dalla Grazia divina, può portare, in se stesso, e quindi annunciare la novità del Vangelo”. La reale conversione dei cuori “è il motore di ogni riforma e si traduce in vera forza evangelizzattrice”. Benedetto XVI ribadisce quindi l’appello di Giovanni Paolo a “un rinnovato coraggio pastorale”, perché “la quotidiana pedagogia delle comunità cristiane sappia proporre in modo suadente ed efficace la pratica del sacramento della Riconciliazione”. Nella nuova evangelizzazione e nel Sacramento della Penitenza, aggiunge Benedetto XVI, bisogna far riscoprire il volto di Cristo “come colui nel quale Dio ci mostra il suo cuore compassionevole”:

“In un’epoca di emergenza educativa, come la nostra, in cui il relativismo mette in discussione la possibilità stessa di un’educazione intesa come progressiva introduzione alla conoscenza della verità, al senso profondo della realtà, quindi come progressiva introduzione al rapporto con la Verità che è Dio, in tale epoca i cristiani sono chiamati ad annunciare con vigore la possibilità dell’incontro dell’uomo di oggi e Gesù Cristo, in cui Dio si è fatto così vicino da poterlo vedere e ascoltare”.

Il Sacramento della Penitenza aiuta, quindi, a volgere lo sguardo a Dio perché entri nella nostra vita:

“La certezza che Dio è vicino e nella sua misericordia attende l’uomo, anche quello coinvolto nel peccato, per guarire le sue infermità con la grazia del Sacramento della Riconciliazione, è sempre una luce di speranza per il mondo”.

Chi si rivolge al Sacramento della Confessione sperimenta in se stesso il desiderio di cambiamento. Ai sacerdoti il Papa ricorda quindi che sono “protagonisti di tanti possibili nuovi inizi” dei penitenti che si accosteranno alla Confessione, tenendo presente che il significato di ogni novità “non consiste tanto nell’abbandono o nella rimozione del passato, quanto nell’accogliere Cristo” capace di “illuminare tutte le zone d’ombra”:

“La nuova evangelizzazione, allora, parte anche dal Confessionale! Parte cioè dal misterioso incontro tra l’inesauribile domanda dell’uomo, segno in lui del Mistero Creatore, e la Misericordia di Dio, unica risposta adeguata al bisogno umano dell infinito”.

“Se la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione sarà questo, - aggiunge - se in essa i fedeli faranno reale esperienza di quella Misericordia che Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, ci ha donato, allora diverranno essi stessi testimoni credibili di quella santità, che è il fine della nuova evangelizzazione”. E tutto questo, se è vero per i fedeli laici, acquista ancora maggiore rilevanza per i sacerdoti, ricorda Benedetto XVI: il ministro del Sacramento collabora all’evangelizzazione rinnovando per primo la coscienza del bisogno di accostarsi al perdono sacramentale, perché “si rinnovi l’incontro con Cristo”. “Chi vi incontra – è l’augurio del Papa – (…) possa proclamare “abbiamo incontrato il Messia”. In questo modo ogni confessione “rappresenterà un passo in avanti della nuova evangelizzazione”.

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MessaggioInviato: Sab Mar 10, 2012 7:56 am    Oggetto:  
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Benedetto XVI: riscoprire la Confessione per la nuova evangelizzazione

 L'emergenza educativa può essere affrontata anche insegnando ai giovani la misericordia di Dio, grazie al sacramento della Confessione. Lo ha detto il Papa nella udienza ai partecipanti al corso sul Foro interno promosso dalla Penitenzieria apostolica, accompagnati dal penitenziere maggiore, card. Manuel Monteiro de Castro.

"In un'epoca di emergenza educativa, - ha detto papa Ratzinger - in cui il relativismo mette in discussione la possibilità  stessa di un'educazione intesa come progressiva introduzione alla conoscenza della verità, al senso profondo della realtà, quindi come progressiva introduzione al rapporto con la Verità che è Dio, i cristiani sono chiamati ad annunciare con vigore la possibilità dell'incontro tra l'uomo d'oggi e Gesù Cristo, in cui Dio si è fatto così vicino da poterlo vedere e ascoltare".

"In questa prospettiva - ha proseguito Benedetto XVI - il sacramento della Riconciliazione, che prende le mosse da uno sguardo alla propria concreta condizione esistenziale, aiuta in modo singolare quella 'apertura del cuore' che permette di volgere lo sguardo a Dio perché entri nella vita". La confessione, ha concluso il Papa, diventa così sempre "una luce di speranza per il mondo".

Nel discorso alla Penitenzieria apostolica Benedetto XVI ha analizzato i vari aspetti attraverso i quali la confessione può contribuire a quella "nuova evangelizzazione" alla quale il Papa intende impegnare la Chiesa, grazie anche alla indizione di un Anno della fede, a partire dal prossimo autunno.

In tale contesto papa Ratzinger ha spiegato il senso della misericordia di Dio e il  suo comunicarsi all'uomo attraverso la confessione. Ha poi chiesto in particolare ai sacerdoti di impegnarsi per la confessione: "Sarete perciò collaboratori e protagonisti - ha detto - di tanti possibili 'nuovi inizi' quanti saranno i penitenti che vi si accosteranno, avendo presente che l'autentico significato di ogni novità" non consiste tanto nell'abbandono o nella rimozione del passato, ma nell'accogliere Cristo... capace di trasformare, di illuminare, tutte le zone d'ombra e di schiudere continuamente un nuovo orizzonte".

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MessaggioInviato: Dom Mar 11, 2012 8:12 pm    Oggetto:  
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«È necessario tornare al confessionale, come luogo nel quale celebrare il sacramento della riconciliazione, ma anche come luogo in cui “abitare” più spesso, perché il fedele possa trovare misericordia, consiglio e conforto, sentirsi amato e compreso da Dio e sperimentare la presenza della misericordia divina, accanto alla presenza reale nell’eucaristia ».

Benedetto XVI

IL SACERDOTE MINISTRO
DELLA MISERICORDIA DIVINA
SUSSIDIO PER CONFESSORI E DIRETTORI SPIRITUALI

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MessaggioInviato: Dom Mar 18, 2012 9:13 pm    Oggetto:  
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A volte l’uomo ama più le tenebre che la luce, perché è attaccato ai suoi peccati. Ma è solo aprendosi alla luce, è solo confessando sinceramente le proprie colpe a Dio, che si trova la vera pace e la vera gioia. E’ importante allora accostarsi con regolarità al Sacramento della Penitenza, in particolare in Quaresima, per ricevere il perdono del Signore e intensificare il nostro cammino di conversione.

Ecco il testo integrale, da leggere, rileggere, e meditare...
 
Cari fratelli e sorelle!

Nel nostro itinerario verso la Pasqua, siamo giunti alla quarta domenica di Quaresima. E’ un cammino con Gesù attraverso il «deserto», cioè un tempo in cui ascoltare maggiormente la voce di Dio e anche smascherare le tentazioni che parlano dentro di noi. All’orizzonte di questo deserto si profila la Croce. Gesù sa che essa è il culmine della sua missione: in effetti, la Croce di Cristo è il vertice dell’amore, che ci dona la salvezza. Lo dice Lui stesso nel Vangelo di oggi: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,14-15). Il riferimento è all’episodio in cui, durante l’esodo dall’Egitto, gli ebrei furono attaccati da serpenti velenosi, e molti morirono; allora Dio comandò a Mosè di fare un serpente di bronzo e metterlo sopra un’asta: se uno veniva morso dai serpenti, guardando il serpente di bronzo, veniva guarito (cfr Nm 21,4-9). Anche Gesù sarà innalzato sulla Croce, perché chiunque è in pericolo di morte a causa del peccato, rivolgendosi con fede a Lui, che è morto per noi, sia salvato. «Dio infatti – scrive san Giovanni – non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17).

Commenta sant’Agostino: «Il medico, per quanto dipende da lui, viene per guarire il malato. Se uno non sta alle prescrizioni del medico, si rovina da solo. Il Salvatore è venuto nel mondo … Se tu non vuoi essere salvato da lui, ti giudicherai da te stesso» (Sul Vangelo di Giovanni, 12, 12: PL 35, 1190). Dunque, se infinito è l’amore misericordioso di Dio, che è arrivato al punto di dare il suo unico Figlio in riscatto della nostra vita, grande è anche la nostra responsabilità: ciascuno, infatti, deve riconoscere di essere malato, per poter essere guarito; ciascuno deve confessare il proprio peccato, perché il perdono di Dio, già donato sulla Croce, possa avere effetto nel suo cuore e nella sua vita. Scrive ancora sant’Agostino: «Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio … Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano con il riconoscimento delle opere cattive» (ibid., 13: PL 35, 1191). A volte l’uomo ama più le tenebre che la luce, perché è attaccato ai suoi peccati. Ma è solo aprendosi alla luce, è solo confessando sinceramente le proprie colpe a Dio, che si trova la vera pace e la vera gioia. E’ importante allora accostarsi con regolarità al Sacramento della Penitenza, in particolare in Quaresima, per ricevere il perdono del Signore e intensificare il nostro cammino di conversione.

BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 18 marzo 2012


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MessaggioInviato: Dom Apr 01, 2012 10:04 pm    Oggetto:  
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"Amore più potente della morte, più potente del peccato"

ENCICLICA DIVES IN MISERICORDIA

sulla misericordia divina

Di Giovanni Paolo II

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MessaggioInviato: Gio Apr 05, 2012 8:48 pm    Oggetto:  
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"Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia!

L'Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa."

Gesu' a Santa Faustina Kowalska
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MessaggioInviato: Gio Apr 19, 2012 12:26 pm    Oggetto:  
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“Il perdono di Dio è misericordia e la misericordia di Dio è un torrente che travolge i cuori nella sua corsa e li rende partecipi dell’infinito”.

Santo Curato d’Ars
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MessaggioInviato: Gio Mag 31, 2012 4:53 pm    Oggetto:  
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In poche righe il Papa ci spiega con chiarezza:

Solo l'uomo riconciliato con Dio può essere riconciliato e in armonia anche con se stesso e solo l'uomo riconciliato con Dio e con se stesso può portare la pace intorno a se' e in tutto il mondo.

Benedetto XVI

Da libro Gesù di Nazaret (vol.1)
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MessaggioInviato: Gio Lug 19, 2012 4:25 pm    Oggetto:  
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Avanti, qualunque cosa succeda!

Ben protetto dal braccio del Signore, considera che Dio non perde battaglie. Se ti allontani da Lui, quale ne sia il motivo, reagisci con l'umiltà di chi vuole cominciare e ricominciare;

di chi vuoi fare da figlio prodigo tutti i giorni e anche molte volte nel corso delle ventiquattro ore;

di chi vuole risanare il suo cuore contrito nella Confessione, vero miracolo dell'Amor di Dio. In questo sacramento meraviglioso, il Signore pulisce la tua anima e ti inonda di gioia e di forza per non venir meno nella lotta, e per ritornare instancabilmente a Dio anche quando tutto ti sembra oscuro.

Inoltre, la Madre di Dio, che è anche Madre nostra, ti protegge con la sua materna sollecitudine, e ti guida nel tuo avanzare.

San Josemaría Escrivá
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MessaggioInviato: Gio Ago 16, 2012 9:42 pm    Oggetto:  
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Interessante, leggiamo insieme:

Benedetto XVI: perdonare non è ignorare ma trasformare

Il perdono è la notizia quotidiana di cui avrebbe bisogno il mondo: ce lo ricorda il Vangelo odierno in cui Gesù invita Pietro a perdonare il fratello che commette colpe contro di lui fino a settanta volte sette, cioè sempre. Ma cosa è il perdono? Ripercorriamo la catechesi di Benedetto XVI sull’argomento in questo servizio di Sergio Centofanti.

“Nulla può migliorare nel mondo – afferma Benedetto XVI - se il male non è superato. E il male può essere superato solo con il perdono. Certamente, deve essere un perdono efficace. Ma questo perdono può darcelo solo il Signore. Un perdono che non allontana il male solo a parole, ma realmente lo trasforma”:

“Perdonare non é ignorare ma trasformare: cioè Dio deve entrare in questo mondo e opporre all’oceano dell’ingiustizia un oceano più grande del bene e dell’amore”. (Vespri ad Aosta, 24 luglio 2005)


“Non c’è giustizia senza perdono” – ricorda il Papa – ma nello stesso tempo “il perdono non sostituisce la giustizia” e non significa “negazione del male” né deve far venire meno la “denuncia della verità del peccato”. Il concetto di perdono nel cristianesimo fa nascere “una nuova idea di giustizia” che non si limita a punire ma riconcilia e guarisce di fronte ai contrasti nelle relazioni umane, spesso anche familiari, dove “siamo portati a non perseverare nell’amore gratuito, che costa impegno e sacrificio”:

“Invece, Dio non si stanca con noi, non si stanca mai di avere pazienza con noi e con la sua immensa misericordia ci precede sempre, ci viene incontro per primo”. (Udienza generale, 30 maggio 2012)


Perdonare settanta volte sette – dice Gesù – perché anche noi abbiamo bisogno di essere perdonati sempre, anche se non lo percepiamo:

“Gesù … ci invita al difficile gesto di pregare anche per coloro che ci fanno torto, ci hanno danneggiato, sapendo perdonare sempre, affinché la luce di Dio possa illuminare il loro cuore; e ci invita a vivere, nella nostra preghiera, lo stesso atteggiamento di misericordia e di amore che Dio ha nei nostri confronti: «rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori», diciamo quotidianamente nel «Padre nostro»”. (Udienza generale, 15 febbraio 2012)


Da:
è_ignorare_ma_trasformare/it1-613330
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